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CONCERTI PER CLAVICEMBALI-1080

CONCERTI PER CLAVICEMBALI E ARCHI
 DI JOHANN SEBASTIAN BACH

Stagione Concertistica 2026
Associazione Musicale F.Venezze

Concerto in collaborazione con

logo-Teatro-Sociale-Rovigo-2

 

domenica 15 febbraio 2026 ore 17.00
Rovigo Ridotto del Teatro Sociale  

SIMONE BASSI ASTOLFI, GIOVANNI CALÒ, ANNA CORTINI,
ELEONORA LUCHETTI, MATTIA VARISCO,
FRANCESCO ZAGGIA clavicembali 
GIULIO TOBIA SIGNORILE, BEATRICE GIACCA violini
GIUDITTA MARCOLINI viola
LUCA DONDI violoncello

 

JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750)
Concerto in do minore
per 2 clavicembali e orchestra

BWV 1060 (1730) 
Allegro
Adagio
Allegro 
Solisti: Eleonora Luchetti, Simone Bassi Astolfi, clavicembali 


Concerto in do maggiore
per 2 clavicembali e orchestra,
BWV 1061 (1735-1736)
Allegro
  
Adagio ovvero Largo
Fuga
Solisti: Mattia Varisco, Anna Cortini, clavicembali 


Concerto in do minore per 2 clavicembali e orchestra,
BWV 1062 (1735-1736)
Allegro
Andante 
Allegro assai 
Solisti: Francesco Zaggia, Giovanni Calò, clavicembali 

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Per molti compositori del primo Settecento il ruolo del clavicembalo è cruciale. Questo strumento è molto più di un asse portante nella realizzazione del basso continuo: proprio grazie alla sua natura polifonica, esso è in grado, da solo, di creare dialoghi fitti e complessi, eppure tutti generati nella sua prolifica cassa armonica. E Johann Sebastian Bach lo sapeva bene, perché era proprio il clavicembalo il compagno consueto e fidato con cui condivideva la prediletta dimensione didattica e familiare del fare musica. Ma la sua genialità fu tale da realizzare una radicale rivoluzione, trasformando uno strumento solo e tendenzialmente autosufficiente in un solista dialogante con l’orchestra, e aprendo così inesplorati e fertilissimi orizzonti al genere del concerto.

Ecco allora che Bach dedicò al clavicembalo, oltre alle celeberrime opere solistiche (primo fra tutti il monumentale Clavicembalo ben temperato), numerosi concerti da solista con gli archi: sette per un solo cembalo (BWV 1052-1058), tre per due cembali (BWV 1060-1062, in programma quest’oggi), due per tre cembali e uno per quattro cembali (rispettivamente BWV 1063-1064 e BWV 1065, che ascolteremo nel concerto del 22 marzo prossimo).

Correvano gli anni 1730-1736: Bach, ormai quasi cinquantenne, viveva a Lipsia dal 1723, con l'incarico di Cantor et Director Musices, che lo obbligava ad insegnare canto agli studenti della Thomasschule, ma anche a comporre ogni settimana nuova musica liturgica per le due chiese principali di Lipsia. Però, nel 1730 i suoi rapporti con le istituzioni si stavano progressivamente deteriorando, tanto che ormai da un anno aveva accettato anche la nomina a direttore del Collegium Musicum, che lo portò a coltivare il genere del concerto con un’assiduità pari a quella dei tempi di Köthen.

Ma a Lipsia scarseggiavano i violinisti esperti e virtuosi, mentre erano a sua disposizione tanti provetti tastieristi, in primis i suoi figli Wilhelm Friedemann e Carl Philipp Emanuel, per non parlare degli allievi, con l’emergente personalità di Johann Ludwig Krebs. Dunque, probabilmente furono concrete contingenze a convincere Bach dell'opportunità di tentare la strada del concerto per uno o più clavicembali, spesso percorsa tramite rielaborazioni di opere già scritte per altra occasione e altro organico, come appunto il Concerto BWV 1060, che è la trascrizione da un concerto perduto per violino e oboe, probabilmente risalente agli anni di Köthen e memore del modello vivaldiano.

Si tratta infatti di un concerto barocco, fondato sul rapporto dialettico fra i soli e i tutti, e insieme intimamente bachiano, per la sapiente capacità contrappuntistica, che lo rende diverso e riconoscibile rispetto a quelli di scuola italiana. Anche il Concerto BWV 1062, l'unico per il quale ci è pervenuto l'autografo del 1736, presenta una doppia versione, anzi è sicuramente più noto come Concerto per due violini BWV 1043, mentre il Concerto BWV 1061 spicca per l'originaria destinazione cembalistica, pur presentando anch’esso una seconda versione per due solisti senza gli archi, di cui ci sono giunte le parti diligentemente copiate da Anna Magdalena Bach. Il contrappunto è fitto e serrato, quasi a fondere miracolosamente il suo profondo ingegno di compositore con il suo celebrato virtuosismo di interprete, ed è questo il fil rouge caratterizzante di questi innovativi capolavori.

Nicoletta Confalone 

 

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