
PAOLA GARDINA
CLAUDIO MARINO MORETTI
Stagione Concertistica 2026
Associazione Musicale F.Venezze
sabato 28 marzo 2026 ore 17.00
Rovigo Ridotto del Teatro Sociale
PAOLA GARDINA
mezzosoprano
CLAUDIO MARINO MORETTI
pianoforte
HERBERT HOWELLS (1892-1983)
King David (1919)
Four Songs op. 22 (1919)
There was a Maiden
A Madrigal
The Widow Bird
Girl’s Song
ROGER QUILTER (1877-1953)
Shakespeare Songs op. 6 (1905)
Come Away, Death
O Mistress Mine
Blow, Blow, Thou Winter Wind
GABRIEL FAURÉ (1845-1924)
Mirages op. 113 (1919)
Cygne sur l'eau
Reflets dans l'eau
Jardin nocturne
Danseuse
REYNALDO HAHN (1874-1947)
Chansons grises (1887-1890)
Chanson d'Automne
Tous deux
L'Allée est sans fin
En Sourdine
L'Heure exquise
Paysage triste
La bonne Chanson
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Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il Song inglese e la chanson francese trovano nel ciclo vocale, una delle forme più alte ed espressive. L’idea di riunire più liriche attorno a un clima poetico comune, consente al compositore di sviluppare un percorso musicale intimo, in cui la voce e il pianoforte dialogano in un unico discorso musicale.
Il primo ciclo vocale in programma quest’oggi rappresenta una eccezione, nel suo genere, in quanto «King David» di Herbert Howells, ispirato alla figura biblica di Davide, si presenta come una narrazione degli episodi più poetici della vita del Re giudeo, già protagonista di molti oratori e cantate sacre di epoca barocca. In questi quattro songs ritroviamo la naturalezza della lingua inglese che però a tratti sembra prediligere una linea vocale declamatoria, alternando momenti meditativi a suggestioni sonore arcaiche, inducendo un ascolto raccolto in una atmosfera sacra e al tempo stesso universale.
Di tutt’altro clima le “Three Shakespeare Songs” di Roger Quilter. Quilter è strettamente legato alla poetica elisabettiana e viene considerato uno dei maggiori interpreti del song inglese dei primi del Novecento. Nella sua raccolta, la nitidezza del testo e le sonorità asciutte del pianoforte, ci guidano attraverso un arco espressivo che va dal lamento (Come away death) fino al disincanto (Blow, blow thou winter Wind) passando attraverso la seduzione (O mistress mine), lo fa con l’uso del cantabile senza mai sfociare nel tono eccessivamente drammatico.
Anche Gabriel Fauré, in” Mirages “, ultimo ciclo da lui composto tra il 1919 e il 1921, sfoggia una scrittura sempre rispettosa della prosodia delle parole, tratte dall’omonimo poema di Renée de Brimont. La voce viene letteralmente cullata dal colore quasi impalpabile del pianoforte in un raffinato gioco di allusioni sonore. Lo stesso gioco che in parte ritroviamo ne “Les chansons grises” di Reynaldo Hahn, 7 piccoli capolavori che di grigio non hanno proprio nulla, bensì hanno i toni sfumati dei colori pastello in cui i testi di Paul Verlaine vengono magnificamente trasformati in musica, animata da un senso di misurata nostalgia, di sentimenti sospesi, di dolce contemplazione e di delicata pace interiore.
Marina De Liso





