
QUARTETTO DI CREMONA
Stagione Concertistica 2026
Associazione Musicale F.Venezze
Concerto in collaborazione con

domenica 25 gennaio 2026 ore 17.00
Rovigo Teatro Sociale
QUARTETTO DI CREMONA
CRISTIANO GUALCO violino
PAOLO ANDREOLI violino
SIMONE GRAMAGLIA viola
GIOVANNI SCAGLIONE violoncello
WHUGO WOLF (1860-1903)
Italienische Serenade - Serenata italiana
in sol maggiore (1887)
CLAUDE DEBUSSY
Quartetto per archi in sol minore
op. 10 L 91 (1893)
Animé et très décidé
Assez vif et bien rythmé
Andantino, doucement expressif
Très modéré -
Très mouvementé et avec passion
FRANZ SCHUBERT (1797-1828)
Quartetto per archi n. 14
in re minore D 810
Der Tod und das Mädchen -
La morte e la fanciulla (1826)
Allegro
Andante con moto
Scherzo. Allegro molto. Trio
Presto
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Quando Wolf scrisse la Serenata italiana – in tre giorni soltanto, dal 2 al 4 maggio 1887 – aveva 27 anni e aveva appena smesso di fare il critico musicale del "Wiener Salonblatt". Le sue magnifiche raccolte di Lieder erano di là da venire, ma già da qui era evidente la spinta della necessità interiore nel voler legare la propria musica ad un testo poetico, in questo caso il romanzo “Vita di un perdigiorno” dello scrittore romantico Joseph Eichendorff. Dunque, aspira al canto anche questa Serenata, che resterà una delle pochissime sue opere di destinazione strumen- tale: infatti, il tema principale riprende un’antica melodia italiana tradizionalmente suonata con il piffero, evocatrice di corteggiamenti travagliati, ma mai disperati, sempre in bilico fra ardore ed ironia.
Di canto in canto, procedendo a ritroso si arriva a Schubert e ad un’altra fanciulla, che purtroppo subisce un corteggiamento terribile e fatale, quello della morte. Der Tod und das Mädchen è uno dei Lieder schubertiani più famosi, e nel corso del biennio 1824-26 divenne anche uno dei suoi più importanti quartetti, guarda caso dominato dal pensiero della morte, sentito ora in modo tragico, ora rassegnato, ora liberatorio, ma sicuramente ineludibile. La rielaborazione di questo Lied fatale occupa il secondo movimento del Quartetto, sotto forma di tema con variazioni, e la sua evoluzione tonale è emblematica: dal sol minore di impianto, l'armonia muove al si bemolle, suo relativo maggiore, e poi, sorprendentemente, quando si ritorna alla tonalità d'impianto, essa diventa maggiore, proprio per coerenza con il contenuto poetico del Lied, che si chiude sulle parole della morte: “io non sono crudele, nelle mie braccia dormirai dolcemente”.
Questa duplicità, che si porta in grembo strazio e speranza, era già propria del primo movimento, animato da un vivido contrasto fra il primo tema, che inizia con un violento fortissimo, fra accordi strappati e drammatiche pause, e il secondo tema, cantabile e quasi popolareggiante. Segue lo Scherzo, dal ritmo tagliente e scandito, ma ancora una volta capace di sciogliersi nel cantabile del Trio. Per concludere, il Presto finale, che combina rondò e forma sonata, con una prevalenza schiacciante della più cupa e sferzante energia, così da rendere sempre condivisibile l’espressione con cui Alfred Einstein lo definì: “la tarantella della morte”. Il concerto si conclude molto lontano da qui, con l’unico Quartetto scritto da Debussy nel 1893, ricco di suggestioni di marca simbolista, come del resto la sua più famosa composizione di quegli anni, il Preludes a l’après-midi d’un faune. I suoi quattro movimenti sono dominati da un unico tema, in continua trasformazione, e l’uso della forma ciclica è senza alcun dubbio memore del Quatuor di Cèsar Franck, che qualche anno prima aveva riscosso un grande e inatteso successo.
Ma l’eterno ritorno del tema è qui unito alla forma della variazione, quasi a cercare una sintesi fra il mondo accademico di Franck e quello onirico dei simbolisti, e in effetti le novità armoniche e timbriche di quest’opera disorientarono il pubblico parigino. Ci volle tempo per comprendere che Debussy non era semplicemente insofferente alle tradizioni, ma anzi sapeva trascenderle per esprimere l’originalità e la libertà delle proprie idee.
Nicoletta Confalone





